COME PROGETTARE

06.06.2013 19:16
 Il funzionamento di un camino si basa sul principio dei vasi comunicanti, che prevede che un fluido contenuto in due o più vasi, comunicanti tra loro, tenda ad assumere e conservare lo stesso livello, posto che abbia la stessa densità, in ogni vaso. E’, in effetti, un’applicazione del principio di gravità.
 
  Anche l’aria è un fluido, che possiede una massa, e quindi un peso. Come per tutti i gas, il peso dell’aria è funzione della sua densità; cioè della quantità di materia per unità di volume. In altre parole: più un gas è "rarefatto", minore sarà la sua quantità per unità di volume (poniamo: un metro cubo), minore sarà la sua densità, minore sarà il peso di quel metro cubo. Consideriamo infine che la densità di un fluido è anche funzione della sua temperatura: tanto maggiore la temperatura, tanto minore la densità.
 
  Osservando il disegno a sinistra, si immaginino due camini, "A" e "B", di identica altezza, posti in comunicazione tra di loro, alla base, da un tratto orizzontale, munito al centro di una saracinesca che li separi. Alla temperatura ambiente, le due colonne d’aria contenute nei camini, avranno la stessa densità, e quindi lo stesso peso: saranno perciò in equilibrio statico. Se però provvediamo, alla base della colonna A, a fornire calore, la temperatura della colonna d’aria contenuta in A comincerà a salire. L’aumento della temperatura, accelerando il moto delle molecole del gas, provocherà una sua espansione; una parte dei gas sarà espulsa dalla sommità del camino, mentre la parte restante all’interno diminuirà la sua densità, e di conseguenza diventerà più leggera.
  A questo punto, aprendo la saracinesca e mettendo in comunicazione le due colonne, rompiamo l’equilibrio statico tra di loro. L’aria contenuta nella colonna A, meno densa, e quindi più leggera, tenderà ad essere espulsa dalla sommità del camino dall’aria contenuta nella colonna B, che, essendo più fredda, e quindi più densa e più pesante, per gravità tenderà a prenderne il posto, per ristabilire l’equilibrio. A contatto con la fonte di calore, però, l’aria fredda proveniente dalla colonna B aumenterà di temperatura, e divenuta anch’essa più leggera, verrà spinta verso l’alto dalla sempre nuova aria che sopraggiunge: l’unione delle due colonne più il calore continuo, determinano il funzionamento continuo del sistema.
 
   
 
 
Il camino in pratica
  Adattiamo adesso questo modello teorico alla realtà. La colonna "A" è il nostro camino; la stufa è la fonte di calore, munita di una saracinesca che è la presa d’aria, mentre la colonna "B" è costituita semplicemente dall’aria esterna: il principio dei vasi comunicanti vale qualunque sia la loro sezione; possiamo dunque prendere in considerazione un "vaso" avente per base anche l’intera superficie terrestre, ed una altezza pari a quella del nostro camino. Gli strati di aria atmosferica posti oltre lo sbocco del camino possono essere ignorati, poiché esercitano una identica pressione su entrambi i vasi.
  Quando accendiamo la stufa, i fumi caldi prodotti dalla combustione si espandono in virtù della loro alta temperatura, il volume di gas contenuto nel camino diminuisce di densità, e l’aria esterna più pesante tende a prenderne il posto, passando attraverso la stufa. In questo modo viene anche fornito ossigeno alla combustione, che può proseguire finché non esaurisce il combustibile. Continuando a fornire combustibile, si può far proseguire indefinitamente il processo.
 
 
 Una cosa che bisogna tenere presente in questo schema, è che le differenze di pressione in gioco sono minime: un camino si considera in buon "tiraggio" quando la differenza tra la pressione atmosferica esterna e la minore pressione interna (o, come comunemente si dice, la depressione ) è compresa tra i 10 ed i 20 Pascal, cioè tra 0,1 e 0,2 millibar, cioè ancora, tra 1 e 2 decimillesimi della normale pressione atmosferica! L’equilibrio di funzionamento di un camino è dunque delicato, ed è influenzato da molteplici fattori che rendono ragione dello "strano" comportamento dei camini.
 
  L’aria calda contenuta nel camino si muove lentamente, ad una velocità di pochi metri al secondo (per lo più 1, 5-2 ms), sospinta dall’aria esterna, la cui pressione deve vincerne l’inerzia. Pareti rugose che provocano attrito, strozzature che creano turbolenze, improvvisi cambiamenti di direzione, come curve secche, costituiscono gravi ostacoli al movimento dei fumi.
 
  I camini sembrano soffrire delle condizioni atmosferiche perché i cambiamenti meteorologici sono sempre accompagnati da variazioni di pressione atmosferica: nelle belle giornate, l’alta pressione atmosferica favorisce il funzionamento del camino; nelle giornate piovose, invece, la bassa pressione atmosferica ne rende il compito più faticoso.
 
  Le giornate fredde, aumentando la differenza di temperatura tra i fumi interni al camino e l’aria esterna, favoriscono il tiraggio; le giornate calde lo rendono più difficile.
 
  Aumentare l’altezza del camino rende più facile il "tiraggio", perché in questo modo si induce un uguale innalzamento della colonna d’aria esterna, che così diventa in totale più pesante: se la differenza iniziale di pressione tra le due colonne è troppo bassa, per ogni frazione di altezza aggiunta, si aggiunge una frazione di differenza di peso in più, finché la somma di queste frazioni crea una differenza di pressione totale sufficiente a mettere in movimento la colonna d’aria più leggera.
 
  Una canna fumaria con molte curve e tratti orizzontali o inclinati, aumenta la propria lunghezza senza aumentare la propria altezza: ne consegue che la quantità di aria in essa contenuta, anche se più leggera dell’aria esterna, può avere un peso complessivo eccedente la capacità di spinta della corrispondente colonna d’aria esterna. Per questo le curve ed i tratti orizzontali, se indispensabili, vanno compensati con un prolungamento del tratto verticale del camino.
 
  Un impianto posto al livello del mare avrà in generale bisogno di una canna fumaria più corta di un impianto posto in alta montagna, perché con l’altitudine la pressione atmosferica diminuisce.
 
GAS Formula 
chimica Densità
Kg/m3 Densità relativa all’aria
Aria - 1.293 1,000
Idrogeno H2 0,090 0,070
Ossido di carbonio CO 1,250 0,967
Anidride carbonica CO2 1,977 1,529
Ossigeno O2 1,429 1,105
Anidride solforosa SO2 2,926 2,264
Azoto N2 1,251 0,967
 
 
Qualche approfondimento 
 
Determinare il tiraggio naturale (Pressione statica del camino)
    Da quanto è stato sopra esposto, dovrebbe essere chiaro che il 'tiraggio' naturale  è funzione sopratutto dell'altezza della canna fumaria e della differenza di temperatura tra i fumi all'interno della canna fumaria e l'aria ambiente. Meglio ancora, della differenza di densità tra i fumi di combustione all'interno del camino e l'aria esterna. In effetti, più i fumi sono caldi, meno sono densi, più sono leggeri, più facilmente l'aria esterna tenderà ad espellerli dal camino.
    La densità dei fumi è normalmente valutata come massa, espressa in chilogrammi, per unità di volume, espressa in metri cubi, cioè Kg/m3.
    La prima cosa da fare, dunque, è cercare di quantificare questa differenza di densità. 
    Una formula normalmente usata per stabilire la densità dei fumi può essere espressa così:
 
 
 
dove dfumi è la densità dei fumi cercata, d0 è la densità dei fumi a 0°C, 273 è la trasposizione in gradi kelvin (assoluti) del valore 0°C, T è la temperatura media dei fumi di combustione.
    Dato l'enorme eccesso d'aria necessario per bruciare completamente la legna, possiamo considerare, con ragionevole approssimazione, la densità dei fumi come pari a quella dell'aria, e cioè circa 1,3 kg/m3 (a 0°C ed al livello del mare) e porre la temperatura dei fumi di combustione, mettiamo, a 300 °C. La formula, allora, diventa:
 
 
 
cioè 0,62 kg/m3 circa, che è la densità media dei fumi di combustione della legna a 300°C di temperatura.
 
    A questo punto, per calcolare la pressione statica del camino, ovvero il tiraggio naturale, possiamo applicare la formula seguente: 
 
 
   
 
dove Ph è la pressione statica ricercata, espressa in Pascal, H è l'altezza del camino espressa in metri, g è l'accelerazione di gravità, pari a 9,8 m/s2, (in effetti, è la forza di gravità il motore del sistema), da è la densità dell'aria ambiente (pari a circa 1,2 Kg/m3 a 20°C e al livello del mare) e dt è la densità dei fumi alla temperatura data (300°C), entrambe espresse in kg/m3 .
    Poniamo che il nostro camino abbia un altezza di 10 m. Sostituendo nella formula, si avrà:
 
 
 
cioè
 
 
 
cioè ancora: Ph = 56,84  pascal.
 
    Se, a parità di altezza di canna fumaria,  la temperatura dei fumi di combustione fosse, poniamo, 200°C, il tiraggio naturale corrisponderebbe a 44,1 pascal, mentre per una temperatura dei fumi di 400°C, si avrebbe una depressione teorica di circa 66 pascal.
    D'altra parte, considerando la temperatura di 300°C, se il nostro camino fosse alto solo 5 m, invece di una depressione di 52,92 pascal, ne otterremmo una di 28,42 pascal, cioè la metà, mentre con un camino alto 15 m, avremmo una depressione teorica, sempre a 300°C, di ben 85,26 pascal.
    Si consideri ancora che, se il nostro camino fosse posto ad 800 metri di altitudine, la pressione dell'aria esterna, sempre a 0°C, sarebbe di circa 1,124 Kg/m3 , e quindi lo stesso camino di 10 metri di altezza, alla stessa temperatura di 300°C, produrrebbe una depressione di 49,39 pascal.
    Tanto per finire di complicare le cose, ricordiamo che la densità dell'aria varia, oltre che in funzione dell'altitudine, anche in funzione della temperatura (temperatura più fredda significa aria più densa e viceversa) e delle condizioni atmosferiche: le variazioni meteorologiche possono portare a variazioni della pressione atmosferica anche di 50/60 pascal.
 
    E' dunque evidente quanto la temperatura dei fumi e l'altezza della canna fumaria siano importanti per avere un buon tiraggio. Tuttavia bisogna tener presente che maggiore è la temperatura dei fumi di combustione, minore è in realtà l'efficienza della stufa, o del generatore di calore in genere. In altre parole, più caldi sono i fumi, meno calore resta a disposizione per il riscaldamento degli ambienti. Con una stufa a legna, non si dovrebbero superare i 180/200°C di temperatura dei fumi, per avere un riscaldamento regionevolmente efficiente. Con una temperatura media dei fumi di 200°C , ed un camino alto 5 m, avremmo a disposizione una depressione di circa 20 pascal che, considerando che la maggior parte delle applicazioni richiede una depressione minima di 8/10 pascal per funzionare correttamente, non sembrano pochi. Ma alla depressione teorica vanno sottratte le inevitabili perdite di carico dell'impianto, ovvero la somma delle resistenze che il generatore di calore e la canna fumaria oppongono al libero scorrimento dei fumi. 
    Di questo parliamo nel prossimo paragrafo.
 
Determinare le perdite di carico.
    Un fluido che scorra all'interno di un tubo incontra una serie di resistenze che tendono a rallentarne corsa, assorbendo, per così dire, lungo il percorso sino al comignolo, l'energia impressa ai fumi dal tiraggio naturale alla base del camino.
    Il calcolo delle perdite di carico di un fluido che scorra all'interno di un condotto è uno dei calcoli più complessi e difficili della fisica tecnica ( la Norma UNI 9615, che regola il dimensionamento delle canne fumarie, richiede la rilevazione di 23 diversi parametri combinandoli in circa 80 passaggi matematici) e la sua illustrazione completa è qui evidentemente impossibile. Ci limitiamo perciò a fornire qualche indicazione generale, utile ad individuare i problemi principali del "funzionamento" della canne fumarie.
    Fra le cause principali della perdita di carico dei fumi, possiamo elencare le seguenti:
    
Perdite di carico per dispersione termica 
    Anche la canna fumaria meglio coibentata disperde una certa quantità di calore attraverso le sue pareti. La dispersione termica raffredda i fumi, rendendoli più densi e quindi più pesanti. 
    Tale trasmissione di calore dipende principalmente:
- dalla resistenza termica del materiale che costituisce le pareti.  Evidentemente, maggiore è l'isolamento termico delle pareti della canna fumaria, minore ne è la dispersione termica. Per questo le canne fumarie devono sempre essere coibentate, specie se poste in esterno.
- dal diametro e dalla lunghezza del camino.  Tanto maggiore il diametro e la lunghezza del camino, tanto maggiore è la superficie di scambio termico.
- dalla differenza di temperatura tra la parete interna e quella esterna. Tanto più fredda è la temperatura esterna, tanto maggiore è lo scambio termico tra l'interno e l'esterno della canna fumaria. Per questo le canne fumarie dovrebbero correre, per quanto possibile, all'interno delle abitazioni, dove la 'temperatura esterna' è comunque più alta.
- dalla velocità dei fumi. Tanto maggiore è la velocità dei fumi, tanto meno tempo restano all'interno della canna fumaria, tanto meno calore possono disperdere.
 
    Appresso forniamo il valore di conducibilità termica di alcuni materiali utilizzati per la costruzione di canne fumarie. Come si vede, le canne fumarie prefabbricaterealizzate con due sottili strati di acciaio intorno ad uno spessore  fibra minerale costituiscono il miglior compromesso tra resistenza termica e leggerezza.
 
Valori di conducibilità termica e densità di alcuni materiali
 
Materiale
 
Temperatura 
 °C Conducibilità Termica 
(W/mk)
Densità 
 Kg/m3
 
Acciaio
20
 
15 7850
Refrattario 1 2000
Muratura con cls spruzzato 0,4--0,6 1290/1930
Muratura di mattoni pieni 0,35-0,52 1000
Fibra minerale 0,035 100
 
   Le perdite di carico per dispersione termica possono essere valutate con una certa precisione, conoscendo l' altezza, la sezione ed  i materiali di cui è composta la canna fumaria, oltre al valore della massa dei fumi, che ( insieme alla sezione della canna fumaria) determina la velocità dei fumi stessi. Il calcolo è piuttosto complesso, ma si può dire in generale che, se il camino è ben coibentato, la perdita di carico per dispersione termica è abbastanza trascurabile, per lo meno per impianti domestici funzionanti a legna o carbone, in cui l'altezza della canna fumaria raramente supera i 10/12 metri, al massimo.
 
  Perdita di carico per attrito
    Un fluido che scorre entro un tubo è rallentato dall'attrito prodotto dal contatto con le pareti del tubo. L'attrito è direttamente proporzionale alla rugosità delle pareti ed alla velocità dei fumi, oltre che dipendente dalla forma del tubo e dalla sua lunghezza.
    Più specificamente:
- Tanto maggiore è la rugosità della pareti interne del condotto, tanto maggiore è l'attrito e quindi la resistenza che si contrappone al flusso dei fumi. Questo è abbastanza intuitivo. Far scivolare una mano su una lastra di vetro non è la stessa cosa che farla scivolare su un foglio di carta vetrata.
- Tanto maggiore è la velocità dei fumi, tanto maggiore è l'attrito. Anche questo dovrebbe essere evidente. Si può far scivolare lentamente una mano su un foglio di carta vetrata, magari per saggiarne la rugosità, senza troppi danni; farla scorrere molto velocemente, invece, può provocare seri danni: la rugosità più la velocità provocano un fortissimo attrito.
- Più irregolare è la sezione del condotto, maggiore è la perdita di carico.  Questo è un po' meno intuitivo, ma basti sapere che più irregolare è la sezione, più facilmente il moto del fluido diventa turbolento, e che l'aumento di turbolenza aumenta notevolmente l'attrito.
- Più lungo è il tubo, maggiore è la perdita di carico per attrito. Qui vale la stessa osservazione fatta per le perdite di carico dovute a dispersione termica: tanto più lungo il condotto, tanto maggiore sarà la superficie di attrito.
    Di seguito forniamo il valore di rugosità di alcuni materiali utilizzati per la realizzazione di canne fumarie. Anche in questo caso, come si vede, l'acciaio è il materiale di gran lunga più conveniente. Si tenga inoltre conto del fatto che i valori di rugosità riportati per i materiali non in acciaio valgono nel caso di condotto realizzato a perfetta regola d'arte. Se invece, come quasi sempre accade, la malta in eccedenza utilizzata per sigillare i vari elementi delle canne in muratura forma delle incrostazioni all'interno della canna fumaria, i valori di rugosità salgono in maniera catastrofica.
 
  
 
Rugosità media "r" della parete interna per alcuni materiali/td>
Tipo di materiale Rugosità
"r" in metri
Tubo in acciaio 0,0005
Conglomerato cementizio 0,001
Refrattario 0,001
Condotto in muratura 00,003
 
   Le perdite di carico per attrito dipendono dalla natura del condotto e dalla velocità dei fumi, sono perciò in genere chiamate perdite di carico distribuite, dato che il loro valore complessivo dipende fondamentalmente dalla lunghezza del tubo, e distinte dalle perdite di carico localizzate, di cui parliamo appresso.
    
    Perdite di carico localizzate 
   Le perdite di carico localizzate (o concentrate) sono cadute di pressione dovute ad ostacoli come curve, gomiti, valvole, diramazioni, restringimenti ( o allargamenti) della sezione, etc. I valori del fattore di attrito per gli ostacoli più comuni può essere ricavato da tabelle, di cui riportiamo appresso un esempio parziale.
 
Progettazione impianti a legna
 
 
 
 
 Rendere il riscaldamento a legna un’alternativa al riscaldamento tradizionale richiede cura nella progettazione. Come per ogni importante impianto domestico, l'installazione di una stufa a legna può rappresentare un notevole investimento finanziario, perciò è importante scegliere il giusto apparecchio e posizionarlo in vista della migliore efficienza.
 
  Il primo passo è decidere quanta parte della casa si prevede di scaldare con una stufa. Una stufa troppo grande produrrà troppo calore, e tentare di ridurne la quantità riducendo l'andatura al minimo può causare il formarsi di depositi di creosoto ed una diminuzione di rendimento. Una stufa troppo piccola, d’altra parte, sarà quasi inutile, e forzare  a lungo l’andatura di combustione per ottenere un calore comunque insufficiente potrà usurarla prima del tempo.
 
Importante è anche la collocazione della stufa all’interno della casa. La giusta posizione consentirà di sfruttare completamente il calore della stufa, mentre una collocazione sbagliata  lo diffonderà solo in una piccola zona, lasciando freddo il resto degli ambienti.
 
   Decisa la collocazione, si dovrà scegliere la giusta stufa per la propria situazione. Come abbiamo visto, vi sono una quantità di stufe disponibili in commercio. Con un po' di pazienza, si può trovarne una che soddisfi le necessità di riscaldamento, si adatti all'arredamento e sia facile da usare e manutenere.
 
 
 
  
  Definire le necessità
 
  Una stufa può essere la sola fonte di calore della casa, oppure costituire un supplemento per una stanza particolarmente fredda. Se non si sono avute precedenti esperienze con impianti a legna, si può iniziare con una piccola stufa facile da installare. In questo modo si può capire se il riscaldamento a legna sia compatibile col proprio stile di vita.
 
  Se invece si prevede di sostituire in gran parte il riscaldamento tradizionale, la miglior collocazione per la stufa è la principale area "vissuta" della casa. Il soggiorno è di solito la stanza più grande, ed è spesso collocata centralmente, rendendo più semplice trasferire calore alle stanze adiacenti.
 
  Uno spazio abitabile molto ampio, separato da pareti e stanze intermedie, richiede un sistema che porti il calore a distanza.
 
  In fase di progetto, occorre una piantina approssimativa dello spazio abitabile interessato, indicante la dimensione delle stanze e la collocazione delle aperture (porte e finestre), e dei muri divisori (si può utilizzare una piantina catastale o il disegno architettonico originale).  Una casa con più piani da riscaldare richiede una sezione in elevazione, indicante le stanze e la collocazione delle scale. Verificare l’altezza e lo spessore dei solai e l’altezza massima al colmo del tetto, per poter stabilire la misura della canna fumaria necessaria
 
 Il volume da riscaldare. Per trovare il volume di ogni stanza, si calcola  la superficie del pavimento (lunghezza per larghezza), e si moltiplica per l’altezza al soffitto. Se è di forma irregolare, si divide la superficie in quadrati o rettangoli, si trovano le superfici di ognuno, e poi si sommano. Se il tetto è inclinato (mansarde), si procede al contrario, trovando prima la superficie di una parete che contenga le due altezze, e poi moltiplicandola per la profondità delle pareti perpendicolari.
 
  Isolamento della casa. Se non lo si conosce, si cerchi di scoprire la qualità dell’isolamento della casa. In case con attici non finiti, l’isolamento del solaio potrebbe essere a vista. Per controllare l’isolamento delle pareti perimetrali, si può staccare l’elettricità e rimuovere dalla sua sede un interruttore con la sua scatola; si dovrebbe così essere in grado di controllare se c’è dell’isolante nell’intercapedine tra la parete interna e la finitura esterna.
 
 
 
 
 Controllate anche il numero e la dimensione delle finestre, e se gli infissi sono a tenuta con vetri atermici. Se gli infissi non sono ben isolati, si consideri la possibilità di sostituirli prima di installare una stufa. Una casa ben isolata richiede meno calore, e quindi una stufa più piccola.
 
  Collocare la stufa
 
  Una volta determinato lo spazio da riscaldare, bisogna decidere in quale stanza posizionare la stufa, e dove nella stanza. Questa è una decisione delicata, perché il posizionamento della stufa determinerà largamente la sua efficienza nel riscaldamento, ed una volta installati, la stufa, il canale da fumo, il camino e gli eventuali condotti per la distribuzione dell'aria calda non potranno facilmente essere spostati.
 
  
Collocazione nella casa 
In generale, la stufa dovrebbe essere collocata il più centralmente possibile nella casa, in modo da distribuire il calore in maniera uniforme in tutto lo spazio abitabile. Nella maggior parte delle case questa collocazione corrisponde al salone o al tinello, le stanze dove generalmente si passa più tempo, e dove hanno per lo più luogo le attività familiari.
 
  Naturalmente, le necessità di riscaldamento potrebbero non coincidere con quest'area della casa; si potrebbe aver bisogno di maggior calore in una camera da letto che non è mai calda abbastanza, o in uno studio o laboratorio non scaldato dall'attuale impianto e dove una piccola stufa può risolvere il problema.
 
 
 
 
 
In una casa a due piani, collocare la stufa vicino alle scale aiuterà a scaldare i locali superiori. Lo stesso risultato si può ottenere aprendo delle feritoie nei solai per far circolare l'aria calda. Si possono inoltre collocare piccoli ventilatori murali per far circolare meglio l'aria nei vari ambienti. Per questo tipo di installazioni esistono delle normative edilizie che vanno rispettate. E' bene usare feritoie regolabili, per modulare la quantità di calore richiesto e che possano essere chiuse quando non in uso, in modo da limitare la diffusione dei rumori.
 
  L'aria calda tende a stagnare verso l'alto, vicino ai soffitti. In case dai soffitti molto alti, può essere una buona idea collocare dei ventilatori a pale, che faranno circolare l'aria calda più uniformemente. 
  Per lo stesso motivo, un locale col soffitto più basso degli altri tende ad essere più freddo, poiché l'aria calda è risucchiata dai soffitti più alti delle altre stanze. Una stufa in questa collocazione ne compenserà il raffreddamento e contribuirà a far circolare più efficientemente il calore negli altri locali.
 
 
 
 
 
  Se il termostato che regola l'attuale sistema di riscaldamento si trova nella stanza dove verrà collocata la stufa, sarà il caso di spostarlo, o di tararlo nuovamente per tener conto del calore prodotto dalla stufa. 
 
  Se la casa è molto ampia e distribuita, può essere conveniente collocare due stufe più piccole al posto di una sola molto potente, per distribuire meglio il calore, ovvero si può optare per un vero e proprio sistema di condotti per la distribuzione dell'aria calda, che però richiede un minimo di opere murarie per essere installato. La prima soluzione può essere conveniente per case che  siano solo parzialmente abitate per la maggior parte del tempo e dove i membri stabili del gruppo familiare conducono la loro vita abituale in poche stanze: le stanze non utilizzate possono restare fredde per il periodo in cui sono disabitate. Collocare più stufe significa comunque dover utilizzare più canne fumarie.
 
 
 
 
 
 
 
Collocazione nella stanza
  Poiché una stufa è anche un pezzo di arredamento, e diverrà parte integrale di esso, dovrà essere collocata convenientemente al decoro degli ambienti. D'altra parte, essendo anche una installazione tecnica, dovrà essere collocata convenientemente alla sua funzionalità
 
  La collocazione della stufa nella stanza influirà anche sulla sua efficienza. Collocare una stufa ad irraggiamento vicino ad una vetrata panoramica o su una parete perimetrale significa disperdere una buona quota del suo calore radiante all'esterno dell'appartamento. Bisogna cercare di collocare queste stufe in una posizione dove il loro calore possa essere completamente sfruttato.
 
 
 
 
 
 
 
   Naturalmente, il posizionamento della stufa è condizionato dalle possibilità di collocazione della canna fumaria. Per capire dove si può collocare una canna fumaria bisogna avere una buona conoscenza della struttura edilizia della casa. Una stufa può anche essere collegata ad un camino esistente, purché sia in buone condizioni e di sezione ed altezza conveniente. Potrete trovare qualche suggerimento nella sezione dedicata ai camini. Nel dubbio, fate sempre controllare la canna fumaria da personale esperto.
 
    Nel decidere dove posizionare la stufa, bisogna anche tenere conto delle distanze di sicurezza richieste dal produttore da ogni materiale infiammabile o deteriorabile a causa del calore. Tende, tappezzerie, mobili in legno in genere vanno tenuti ad una distanza che non solo eviti rischi di incendio, ma anche il deterioramento dovuto ai sempre possibili eccessi di produzione di calore dovuti ad un distratto governo della stufa. Una stanza in cui il principale pezzo di arredamento sia un prezioso pianoforte a coda può non essere il posto migliore dove collocare una stufa, specie ad irraggiamento. 
 
   L'installazione di apparecchi a tiraggio naturale impone la realizzazione di prese d'aria collegate all'esterno della casa che garantiscano il sufficiente approvvigionameno di aria di combustione ed evitino la possibile inversione del tiraggio, così come per la caldaie a gas. Anche il posizionamento di queste prese d'aria deve essere tenuto in conto nel progetto dell'impianto.
 
Stabilire la temperatura
 
  Persone diverse hanno esigenze diverse rispetto alla temperatura degli ambienti in cui vivono. Quella che alcuni possono considerare una temperatura appena decente, può essere considerata del tutto insopportabile da altri.
 
  Chi è abituato ai riscaldamenti tradizionali, è abituato ad una temperatura più o meno costante nel tempo e nello spazio interno della casa. Poiché in una stufa l'emissione del calore fluttua durante il processo di combustione della legna, così accade anche alla temperatura, entro certi limiti che possono essere ridotti dalla cura che si pone nel governo della stufa.
 
  Comunque, se una sola stufa riscalda l'intera casa, è difficile tenere ogni stanza alla stessa esatta temperatura. La stanza più distante dalla stufa sarà sempre un poco più fredda, a meno che non si installi un completo sistema di condotte d'aria.
 
   Chi è abituato al riscaldamento a legna trova spesso inutile riscaldare alcuni ambienti, restringendo l'attività abituale della famiglia a quelli più vicini alla stufa, chiudendo le porte delle stanze non in uso, e tenendole aperte solo quando è necessario riscaldarle. Una coperta in più durante la notte, o un paio d'ore di accensione del riscaldamento tradizionale nei giorni più freddi possono colmare l'eventuale differenza di necessità, senza ricorrere ad impianti particolarmente complessi.
 
  Quindi, nel pianificare col rivenditore l'installazione della stufa, si tengano presenti le proprie preferenze circa le temperature dei locali: quale si considera una temperatura accettabile, in quali stanze ed in quali ore del giorno.
 
  Stufe ad irraggiamento o stufe a convezione?
 
  Dal punto di vista dell'efficienza della combustione, del consumo di legna, della potenza sviluppata, del collegamento ad una canna fumaria, le buone stufe a irraggiamento od a convezione sono praticamente indistinguibili.
  Non così, invece, per quanto riguarda la distribuzione del calore e la semplicità di collocazione nella casa od in una stanza.
 
  In generale, una stufa a convezione è più facile da collocare di una stufa ad irraggiamento.
 
 Irraggiamento
  Una stufa ad irraggiamento, per la sua stessa natura, raggiunge sempre una temperatura superficiale molto alta, che impone notevoli distanze di sicurezza da pareti e mobilio ed una particolare cura nel proteggere la collocazione della stufa in presenza di bambini, persone anziane o disabili.
  Il modo in cui fornisce calore, irraggiandolo direttamente in tutte le direzioni, praticamente impone una collocazione centrale nell'appartamento, almeno se si vuole sfruttare a pieno la sua potenza.
  Per lo stesso motivo, l'ambiente dove è collocata la stufa sarà sempre ad una temperatura più alta degli altri ambienti, ed i più lontani saranno anche i più freddi.
  L'irraggiamento prodotto dalla stufa tende a scaldare gli oggetti che intercettano le onde elettromagnetiche piuttosto che l'aria ambiente. Questo significa, ad esempio, che in una seconda casa normalmente disabitata, in cui si parte da una temperatura ambiente molto bassa al momento dell'accensione della stufa, si dovranno attendere molte ore, se non più di un'intera giornata, perché il calore prodotto riesca a vincere l'inerzia termica delle pareti e a raggiungere gli ambienti più distanti,  mentre la stanza dove è presente la stufa si è nel frattempo probabilmente surriscaldata.
  Una potente stufa ad irraggiamento può rendere impossibile sostare nei suoi pressi: tavoli da pranzo o zone conversazione dovranno rispettare una distanza dalla stufa per essere confortevolmente utilizzati. 
  Naturalmente, come intorno ad ogni corpo caldo, col tempo anche intorno ad una stufa ad irraggiamento si creerà un moto di convezione dell'aria, che però distribuirà solo una parte del calore prodotto.
 
    In generale, la collocazione migliore di una stufa ad irraggiamento è al centro di locali il meno possibile frazionati e divisi da pareti, nell'ambiente singolo più ampio disponibile, al centro di una zona di rispetto, in una casa abitualmente abitata, dove si possa condurre la stufa ad andatura normale medio-bassa per molte ore al giorno tutti i giorni, in modo da ridurre al minimo gli sbalzi di temperatura. ( A dire la verità, quanto sopra detto è consigliabile per qualunque stufa, ma per una potente stufa ad irraggiamento è praticamente indispensabile)
  Una piccola stufa ad irraggiamento può essere d'altra parte la soluzione ideale per ambienti non grandi, ovvero nel caso si voglia scaldare solo una o poche stanze di una casa, od istituire una fonte di riscaldamento aggiuntiva al riscaldamento tradizionale per giornate particolarmente fredde.
 
 Convezione
  Una stufa a convezione, per il modo in cui è costruita, presenta sulla maggior parte della superficie una temperatura che nei migliori modelli, in condizioni normali di utilizzo, non supera i 50-60°C, il che riduce di molto le distanze di sicurezza necessarie, e la rende meno pericolosa per bambini, anziani e disabili.
  La distribuzione del calore attuata attraverso un flusso di aria calda ne consente la distribuzione più uniforme anche in posizioni decentrate nella casa, rendendone meno problematica la collocazione.
  Per lo stesso motivo, anche la temperatura dei vari ambienti sarà più uniforme.
  Scaldando attraverso la distribuzione di aria calda, l'inerzia termica delle pareti di case saltuariamente abitate è un problema minore: le pareti restano fredde, all'inizio, ma l'aria di tutta la casa si riscalda più rapidamente, rendendola più rapidamente confortevole.
  Poiché l'irraggiamento prodotto da una stufa a convezione è decisamente più basso, sostare nei suoi pressi non è affatto sgradevole ed il posizionamento vicino ad una zona conversazione o ad un tavolo da pranzo può essere anzi piacevole.
 
 
 
 
   Per di più, l'aria calda prodotta da una stufa tradizionale o da un inserto da camino a convezione può, in molti modelli, essere canalizzata, in modo da produrre, con un po' di esperienza e di pazienza, un riscaldamento uniforme in tutti gli ambienti, a prescindere largamente dalla collocazione della stufa e dalla distribuzione delle stanze della casa.
 
  Una stufa a convezione può essere favorevolmente collocata praticamente in qualunque situazione. L'unico serio ostacolo è costituito da ambienti con soffitti molto alti rispetto alle porte di comunicazione, che possono provocare ristagni di aria calda nell'ambiente dove è collocata la stufa. In questo caso l'apertura di feritoie a quota adeguata nelle pareti divisorie, o l'installazione di una canalizzazione sono indispensabili.